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#StudioRanieri. Detrazione spese mutuo tra separati.

Pubblicato da in Fisco ·
Tags: Quesiti
Un  contribuente nel corso  del 2015  si è separato  dalla moglie. Si chiede se questo contribuente può continuare  a detrarre  gl interessi  del  mutuo,  intestato alla  moglie,  contratto  per  la  sua  prima  casa.
La  casa  è assegnata  al  marito  ma  ci  vive  la  moglie.  
Le  rate  le versa  il  marito.

Necessario per la corretta applicazione dell’agevolazione, è chiarire  il  concetto  di  abitazione  principale. L’abitazione principale  non  si  deve  confondere  con  la  prima  casa,  il concetto di prima casa viene utilizzato per applicare l’aliquota Iva agevolata e l’imposta di registro all’atto dell’acquisto.
 
L’abitazione principale si identifica con la dimora abituale, ciò significa che essa non deve necessariamente coincidere con la  residenza  anagrafica  del  contribuente,  il  quale  può comunque sempre autocertificare la veridicità di una particolare condizione.
 
Per quanto riguarda la dimora abituale,  una  deroga  viene  disposta  per  il  personale  in servizio permanente presso le forze armate e di polizia. Per tali soggetti è sufficiente che l’immobile acquistato sia l’unica abitazione di proprietà e che eventualmente potrà essere ceduta  anche  in  locazione.  Il  beneficio  della  detrazione compete al proprietario dell’immobile anche se quest’ultimo è abitato da un suo familiare.
 
 
La  detrazione  spetta  in  relazione  al  mutuo  contratto  per l’acquisto dell’abitazione principale; per tale deve intendersi quella adibita a dimora abituale del proprietario o dei suoi familiari. Rientra tra i familiari anche il coniuge separato, nché non interviene la sentenza di divorzio (in quest’ultima ipotesi, la detrazione spetta qualora nell’immobile dimorino i figli). Se nella sentenza di separazione risulta in capo al marito  l’obbligo  di assolvere  il  debito  relativo  al  mutuo contratto per l’abitazione, lo stesso può detrarre i relativi interessi, anche  se  il  mutuo  è  intestato  all’altro  coniuge, sempre che nei confronti del primo ricorrano le condizioni previste  dalla  norma  per  fruire  del  beneficio.  È  però necessario che l’accollo risulti formalizzato in un atto pubblico o  in  una  scrittura  privata  autenticata  e  che  le  quietanze relative al pagamento degli interessi
siano integrate dall’attestazione  che  l’intero  onere  è  stato  sostenuto  dal coniuge proprietario (Circolare 20/E del 2011).


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