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Come si emette la fattura nel #Regime #forfettario.

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Tags: RegimeforfettarioFattura
Dal 2016, il regime forfettario rappresenta l’unico regime agevolato disponibile per chi inizia una nuova attività e ne ha i requisiti per operarvi e rappresenta quello naturale per chi è già in attività e ne ha i requisiti per rientrarvi.
Si ricorda che nel 2015, il legislatore, lasciava la possibilità, per chi iniziasse l’attività nell’anno, di poter scegliere tra due regimi fiscali agevolati ovvero quello forfettario (aliquota sostitutiva del 15%) oppure quello di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (aliquota sostitutiva del 5%). Pertanto, chi aveva optato per il regime di vantaggio può tranquillamente continuare ad operarvi, sempreché ne siano mantenuti i requisiti, fino alla naturale scadenza (5 anni dall’inizio dell’attività o fino al 35° anno di età qualora i 5 anni scadano prima) per poi rientrare in modo naturale nel nuovo forfettario.
Entrambi i regimi prevedono sostanzialmente le stesse semplificazioni contabili e fiscali (applicazione di un’imposta sostituiva dell’IRPEF, delle relative addizionali e dell’IRAP, esonero dalla liquidazione periodica IVA, esonero dalla dichiarazione IVA,
esonero dalla dichiarazione IRAP, esclusione dagli studi di settore, esonero dalla tenuta di libri contabili). Restano gli obblighi di
numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti.
Entrambi i regimi, dunque, non prevedono l’esposizione in fattura dell’IVA e della ritenuta d’acconto. L’IVA assolta sugli acquisiti non può essere detratta (diventa un costo deducibile per chi opera in regime di vantaggio. Si ricorda, infatti, che chi opera nel forfettario non può dedurre i costi inerenti l’attività salvo i contributi previdenziali dovuti secondo le disposizioni di legge).

Dunque, chi opera regime forfettario emette la fattura senza contribuente forfettario addebito dell’IVA e senza l’applicazione della ritenuta d’acconto. Ad ogni modo la fattura deve contenere tutti i dati richiesti a norma dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972:
  • data di emissione;
  • numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco;
  • denominazione della ditta, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore;
  • numero di partita IVA del soggetto cedente o prestatore;
  • denominazione della ditta, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente;
  • numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell'Unione europea, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento;
  • nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell'esercizio d'impresa, arte o professione, codice fiscale;
  • natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti dell'operazione;
  • corrispettivi ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono di cui all'articolo;
  • corrispettivi relativi agli altri beni ceduti a titolo di sconto,premio o abbuono.

Sulla fattura (in calce) occorre riportare la seguente dicitura:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi del comma 67 della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario”.

Il contribuente che opera ancora in regime di vantaggio riporterà, invece, in fattura la seguente dicitura:

“Compenso non assoggettato a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 27 del D.L. n. 98/2011. Operazione effettuata da soggetto appartenente a regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori in mobilità di cui all’art. 27 commi 1 e 2 D.L. 98/2011”.

La prima parte della dicitura si riferisce alla non applicazione della ritenuta d’acconto sul compenso percepito e la seconda parte alla non applicazione dell’IVA.

Il contribuente forfettario (come quello che opera in regime di vantaggio) può addebitare in fattura il contributo previdenziale (ad esempio CPA e gestione separata nella misura del 4%). Sulla fattura (sia del forfettario sia del regime di vantaggio) occorre assolvere, comunque, l’imposta di bollo da 2 euro se il compenso fatturato è superiore ad euro 77,47 euro. Si ricorda, infatti, che in base all’art. 6 del DPR n. 633/1972, l’IVA e l’imposta di bollo sono tra loro alternative. Quindi, l’imposta di bollo va assolta su tutte quelle fatture in cui non è assolta l’IVA (come ad esempio la fattura del dentista). D’altronde l’obbligo di versare l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture emesse da contribuenti che operano in regimi agevolati i quali non prevedono l’applicazione dell’IVA è espressamente sancito dalla stessa Agenzia delle Entrate (Circolare n. 7/E/2008). In genere l’imposta di bollo è assolta con contrassegno telematico attaccato poi alla fattura. Tuttavia, può essere assolta anche in modo virtuale (si tratta di una modalità che consente, previa autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate, ai contribuenti di assolvere l’imposta in anticipo tramite acconti bimestrali, da versare entro una specifica scadenza) e in tal caso sulla fattura deve essere riportata la seguente annotazione: “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex DM 17/06/2014”.

Sono invece esenti da imposta di bollo, le fatture che riguardano gli acquisti intracomunitari e per quelle in cui il forfetario risulta
debitore di IVA come ad esempio nel meccanismo di inversione contabile (Circolare n. 7/E/2008).

Di seguito si riporta un fac-simile di fattura da emettere, in regime forfettario.



Alla dicitura riportata in calce occorre aggiungere altresì la seguente dicitura “Imposta di bollo assolta sull’originale.” e ciò solo se la
fattura supera 77,47 euro.

Ai fini IVA, le prestazioni di servizi generiche ai sensi dell’art. 7-ter del DPR n. 633/1972 effettuate dal soggetto che opera in regime
forfettario nei confronti di soggetti passivi IVA che operano in un altro Paese UE non sono considerate operazioni intracomunitarie ma sono considerate operazioni interne senza diritto di rivalsa. Poiché il soggetto forfettario già agisce in un regime in cui non opera
la rivalsa dell’IVA in fattura, la dicitura da riportare sul documento emesso sarà sempre la stessa ovvero:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi del
comma 67 della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario”.

Così come le cessioni di servizi, le cessioni di beni ai sensi dell’art. 7-bis D.P.R. n. 633/1972, effettuate dal contribuente forfettario verso altri soggetti passivi IVA che operano in altri Paesi UE, sono considerate operazioni interne senza rivalsa IVA e non
operazioni intracomunitarie. Sulla fattura, in tal caso occorrerà riportare la seguente dicitura (come da indicazione dell’Agenzia delle
Entrate n. 73/E/2007 che deve ritenersi applicabile anche al regime forfettario non essendo intervenuti successivi interventi):
“Non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’art. 41 c. 2-bis D.L. 331/93”

Sulla fattura va assolta l’imposta di bollo di 2 euro e si ricorda che il soggetto che opera in regime forfettario è esonerato dagli
adempimenti Intrastat relativi ai bene e servizi ceduti. 

Nei confronti del contribuente forfettario trova applicazione l’art. 38 comma 5 lett.) c del D.L. n. 331/1993, secondo cui, per i soggetti per i quali vige il principio di indetraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti e che non hanno optato per la determinazione dell’IVA nelle modalità ordinarie, non sono considerati acquisti comunitari quelli di importo superiore ai 10.000 euro annui.

contribuente acquisti per un importo superiore al predetto limite, deve porre in essere i seguenti adempimenti:
  • iscrizione VIES;
  • integrare l’IVA sulla fattura di acquisto (c.d. Reverse charge);
  • liquidare e versare l’IVA integrata entro il 16 del mese successivo quello in cui è stata eseguita l’operazione (e ciò
  • poiché egli non può detrarre l’IVA assolta sugli acquisti);
  • presentare il modello Intrastat relativo agli acquisti.



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